lunedì 19 luglio 2010

Pour ne pas oublier basta un'agenda rossa

Solo 18 anni fa morivi. Il tempo è servito a costruire l'immagine dell'uomo-eroe.
I siciliani oggi si ricorderanno di te e del tuo coraggio. Dimenticheranno l'impegno concreto e, nelle piazze di Palermo, balleranno presi dall'entusiasmo passeggero, convinti di poter cambiare il mondo.
Oggi Paolo, io starò a casa.
Per me questo è un giorno come tanti.

Nella piazza gremita di gente tutti gridavano il loro No Alla Mafia. E tre sicialini, seduti lì in fondo, al tavolino di un bar, ridevano. Sapevano che domani sarebbero tornati nelle loro comode case, ad aspettare l'anniversario della morte d'un altro vecchio eroe.

E non credo che dopo la quiete debba esserci la tempesta. Ma lo spero, Paolo.

Il mio peggior regalo, probabilmente.
Il miglior modo per ricordarti ogni giorno.

Sorridiamo contenti perchè qualcuno ha fatto il nostro dovere.

domenica 18 luglio 2010

a te cosa piace?

A me piace tutto, tutto quello ciò che si può riassumere in niente.
L'ideale, insomma.

I colori, le curve, i riflessi, i contrasti, i prati, i tramonti, gli apribottiglia e i cacciavite.

E poi, nonostante il mio tanto discusso egoismo, amo infinitamente gli esseri umani.



A me piace vedere e continuare. Guardare.

Mi piacciono le idee. Quelle nuove, quelle vere.
Mi piace poi l'entusiasmo.
Mi piace capire e parlare a tempo perso.
Tra l'altro, mi piace la bellezza.
Mi piace la vita, lo sapete.

(sì, la foto è mia)

sabato 17 luglio 2010

Pathos e Davide

Stare insieme così, senza pretese.

"Quindi si alzò, mi diede (ovviamente per l'ultima volta) la mano, si voltò e uscì.
Solo dopo un po' mi venne da pensare che (a dispetto del gelido silenzio che mi circondava) la mia avventura non appartevena al genere delle storie tragiche, ma piuttosto a quello delle storie comiche. E ne provai una certa consolazione."


nel momento in cui pensi che non parlerai più con una persona, puntualmente, ti vengono in mente un sacco di cose da dire. E ripensi al silenzio.
Quelli come te potrei odiarli, sai? (certo che lo sai)
Grazie per la voglia di fare.

Perchè non si è perso nulla e nulla è restato.

martedì 13 luglio 2010

Don't you cry, tonight. There's a heaven above you, baby..

Spigersi contro i muri e i tavoli e picchiarsi fino a sanguinare e averne ancora voglia e non sentire.
non sentire e vivere. non vivere senza sentire.
morire.


(Marta, uno dei miei soggetti preferiti)

domenica 20 giugno 2010

recitavo così:

la domenica non mi è mai piaciuta, tu lo sai.
fingevamo di dormire pur di non preparare la colazione.
la domenica, qui da noi, era la noia.
poi te ne sei andata, così, senza dire niente. sei salita, partita, sparita.
mi hai telefonato con la bocca piena di scuse e parole che parevano vere.
dicevi di volermi bene. io ti odiavo come ti odio ora.
figevi disperazione e sgomento e ti hanno creduta e piangevi, piangevi tanto.
così mi sono dimenticata di te e tu di me.
siamo vicine ora e la voglia di stare insieme è rimasta sul divano, tra le puntate di art attak e le partite alla playstation.
potevi portarti anche quella, visto che c'eri.



che poi lei urla sempre e mi chiama col tuo nome e mi parla come se fossi te.

(In foto, Chiara)

venerdì 16 aprile 2010

Estiva, restia.

Passeggiavamo quella sera d'agosto, non si poteva far altro.
Le nostre mani saldamente legate e la bocca che a tratti s'apriva, gli occhi che a tratti si chiudevano.
Il castello alle nostre spalle era pesante, imponente. Il nostro corpo nudo e solamente qualche cespuglio, che rideva di me e te.
Il mio corpo scheletrico, quei fianchi sporgenti e quel seno quasi assente, non facevano altro che riordarmi i motivi per i quali ero lì: bisogno di tristezza e voglia di dolore. A Milano, il parco Sempione , sapeva essere triste anche all'imbrunire, anche in agosto.
Ci guardavamo e vedevamo il bianco, il bianco e il grigio. Il verde degli alberi e l'azzurro dell'acqua erano per noi imprecettibili. Così, per rabbia forse, decidesti di correre.
Dopo qualche metro caddi su quel terreno sabbioso e tu non te ne curasti. Mi trascinavi. Sentivo dolore e facevi il mio bene. Esausto ti fermasti, guardasti le mie ginocchia insanguinate e ci sputasti su. Alzasti gli occhi e vedesti il mio volto. Ero piccola, fragile, indifesa. Consapevole di dover morire forse. Sorridesti. Mi lasciasti lì in mezzo, stesa su un arido terreno, morente.
T'allontanasti piano e non sentii nulla.
Ti sdraiasti sull'acqua di quel piccolo lago che pian piano tornava azzurra. Affondasti così, senza far rumore. Con leggerezza. Ero triste. Quindi felice.

mercoledì 14 aprile 2010

e raggiungere Dio.

Le borse scendevano dal cielo. Un cielo azzurro, sporco di bianco.
Passeggiava serena con i suoi lunghi capelli, pieni di luce. Mi soffermai anch'io ad osservarla, era
d'una bellezza inumana. Sfilò allora il suo pettine d'oro dalla tasca e ne leccò la punta. Rise.
In quella giornata di confusione tutto sembrava fermo. C'era spazio per lei.
La canzone del momento volava fra orecchini, pentole e dischi. Qualcuno canticchiava, altri avvicinavano qualche signora urlando.
Lui passeggiava con gli occhi bassi ma so che la tristezza non lo sfiorava.
Estrasse un coltello ben affilato dalla sua giacca beige. Lo puntò fra i seni di lei, immobile. Impassibile. Senza paura. Un impari duello, direste.
Un gioco di mani e occhi, di carezze e lacrime.
Uomini tutti uguali avevano formato un cerchio lì attorno. Fascino e paura: questi i sentimenti.
Lì il sole, vicino l'ombra, lontano il buio. L'immagine era bloccata.
La bocca di Tom, il venditore di tovaglie, era rimasta irrigidita e aperta.
Lara teneva ancora quellle monetine in mano, aspettava silenziosa che il negro la facesse pagare.
Anna rimboccava le maniche del suo sporco camice. Il suo rozzo marito mangiava frettolosamente l'hot dog. La maionese sporcava il tavolo rosso. Fu il primo a muoversi.
La musica, di lì a poco, ripartì.
Pensò bene di ripagare il suo coraggio. Spinse dentro il coltello non senza tremare.
Niente di rosso.