Un giorno ce ne andiamo.
Ci sediamo al tavolino di un bar e parliamo per anni.
sabato 6 agosto 2011
venerdì 22 luglio 2011
ed avevamo gli occhi troppo belli
Quella notte passaggiavamo per St Michel. Era pieno di luci e di colori e la gente era davvero giovane e viva. Entravamo in un locale qualsiasi, continuando scambiarci parole vuote e sguardi. "deux bières, s'il vous plait" e riprendevamo a ridere. Mangiavamo seduti sui gradini con addosso dei vestiti troppo belli per noi. Ci guardavano gli altri e so che avrebbero voluto sederci accanto. Mi piaceva quell'invidia leggera e momentanea. Poi c'era chi guardava giù senza sorridere.. "gli stessi che non alzavano gli occhi davanti a Notre Dame", dicevi.
Quella mattina, mentre passeggiavamo per St Michel, sentivo il suono dei miei passi ed ero sicura che sarei sempre rimasta lì. Gli occhi mi brilavano ed non desideravo altro che quelle immagini rimanessero nitide nella mia memoria. E i rumori. E quel silenzio. Avrei voluto che il tempo si fermasse, che i nostri movimenti si ripetessero all'infinito. "Mademoiselle, vous avez le feu?"
"Oui, monsieur!" e un sorriso. Sanno tutti che la prima sigaretta della giornata è la migliore.
I negozi di souvenir erano chiusi, non c'erano turisti e sentivamo Parigi un po' nostra. Sentivo la complicità che c'era. Avevamo gli stessi occhi di chi stava per iniziare a lavora. Eravamo lì, uguali a loro. Non so se mai riuscirò ad amare allo stesso modo un altro quartiere, un'altra città. La terra in cui vivo non potrò mai confonderla, ogni volta che tornerò saprò di essere a casa. Poi, quella mattina, spendemmo in taxì tutto quello che avevamo risparmiato la sera prima. Mentre attraversavamo la Senna ho visto per un attimo Notre Dame. Un uomo parlava alla radio e tutto cominciava da capo.

(In Foto Arianna)
Quella mattina, mentre passeggiavamo per St Michel, sentivo il suono dei miei passi ed ero sicura che sarei sempre rimasta lì. Gli occhi mi brilavano ed non desideravo altro che quelle immagini rimanessero nitide nella mia memoria. E i rumori. E quel silenzio. Avrei voluto che il tempo si fermasse, che i nostri movimenti si ripetessero all'infinito. "Mademoiselle, vous avez le feu?"
"Oui, monsieur!" e un sorriso. Sanno tutti che la prima sigaretta della giornata è la migliore.
I negozi di souvenir erano chiusi, non c'erano turisti e sentivamo Parigi un po' nostra. Sentivo la complicità che c'era. Avevamo gli stessi occhi di chi stava per iniziare a lavora. Eravamo lì, uguali a loro. Non so se mai riuscirò ad amare allo stesso modo un altro quartiere, un'altra città. La terra in cui vivo non potrò mai confonderla, ogni volta che tornerò saprò di essere a casa. Poi, quella mattina, spendemmo in taxì tutto quello che avevamo risparmiato la sera prima. Mentre attraversavamo la Senna ho visto per un attimo Notre Dame. Un uomo parlava alla radio e tutto cominciava da capo.

(In Foto Arianna)
mercoledì 9 marzo 2011
non credo davvero che quel tempo ritorni
contava i battiti del suo cuore e le tremavano le mani.
si afferrava le gambe e avrebbe voluto che tutto finisse.
sembrava che il legno della sedia stesse per cedere. ma lei è forte, vi pare
tu bevevi il tuo the guardando lo schermo della tv. ti distraevi pur di non tenere gli occhi sul solito libro.
così ti guardi i polsi. i tuoi meravigliosi polsi.
l'estate ti torna negli occhi fin quando anche fuori vedon che piove.
c'era un uomo alto e magro che sapeva raccontare storie.
aveva il meraviglioso dentro al cuore.
saliva le scale a perdi fiato per poi sorridere alle tue labbra e baciarti.
eri tornata da lontano e avevi tanto da dire ma allora dovevi ascoltare e ridere di tanto in tanto.
lei si era bagnata i capelli perchè lì, nel verde lontano, pioveva anche d'estate. però sapeva correre e sapeva ridere.
adesso tu scrivi lettere, lettere malinconiche e lettere d'amore. lettere piene di te e di speranza.
qui sei solo, piangi per qualche goccia di sangue e ti rattrista un brutto voto.
bisogna vivere lontanto.

io non ho tempo per morire più di una volta.
(In foto Nicole e Roberto)
si afferrava le gambe e avrebbe voluto che tutto finisse.
sembrava che il legno della sedia stesse per cedere. ma lei è forte, vi pare
tu bevevi il tuo the guardando lo schermo della tv. ti distraevi pur di non tenere gli occhi sul solito libro.
così ti guardi i polsi. i tuoi meravigliosi polsi.
l'estate ti torna negli occhi fin quando anche fuori vedon che piove.
c'era un uomo alto e magro che sapeva raccontare storie.
aveva il meraviglioso dentro al cuore.
saliva le scale a perdi fiato per poi sorridere alle tue labbra e baciarti.
eri tornata da lontano e avevi tanto da dire ma allora dovevi ascoltare e ridere di tanto in tanto.
lei si era bagnata i capelli perchè lì, nel verde lontano, pioveva anche d'estate. però sapeva correre e sapeva ridere.
adesso tu scrivi lettere, lettere malinconiche e lettere d'amore. lettere piene di te e di speranza.
qui sei solo, piangi per qualche goccia di sangue e ti rattrista un brutto voto.
bisogna vivere lontanto.

io non ho tempo per morire più di una volta.
(In foto Nicole e Roberto)
giovedì 16 dicembre 2010
era la grandine a dettare
Conversazione tra me e la sedia occupata al mio fianco.
Il francese ci è sempre piaciuto. Ora di francese.
"Dovete fare silenzio! Non è possibile fare lezioni in questa classe, insomma!"
Se non possiamo parlare con la bocca, ci scriviamo. Tutto qui.
Perchè veniamo a scuola?
Mio padre lo vuole, io gli voglio bene. Lavora quasi soltanto per questo. Vorrei stare a casa, con della musica. Vorrei passare le giornate a leggere e ad impare qualcosa che sia arte, politica, storia. Vorrei sentire raccontare delle storie. Vorrei stare su un materasso che è per terra. Potrei uscire anche solo una volta al mese per andare alla bottega sotto casa per comprare del cibo. Mi fa male la mano ma voglio scrivere. Aspetta, mi riposo un po' (lui mi ha sorriso). Vorrei scrivere di musica ma non c'è tempo, lo sai. Potresti venirmi a trovare ogni tanto. Ti offrirei una Rossana. Stronza (pensavo), io e lui possiamo parlare lo stesso. Secondo me dovresti rispondermi. Sono brutti i fogli bianchi.
Con certa gente è meglio non intraprendere una relazione. Poi diventi come loro.
No, sono loro a diventare come te. E tu non prestare troppo attenzione a ciò che dici e scrivi e a come lo fai. Dici delle belle cose solo quando non lo sai. Ci stai pensando? smettila.
Pensare mi piace. Mi piace Schopenhauer, dovrebbero studiarlo tutti. Certa gente non scoprirà mai nulla.
No, sarebbe un'imposizione. Lascia che lo scoprano da soli. Forse qualcuno lo farà, domani. E ti preoccupi per loro? Io ne rido. Tra un po' saremo d'accordo. Ah, ti voglio bene.
Io non mi preoccupo, mi dispiace e basta. Siamo tutti ignoranti.
Bisognrebbe metter da parte la politica, il calcio, la storia. Sono cose che vanno via. Restano solo le cose belle, originali, geniali. Socrate era un simpaticone e tu non lo sai.
Era un genio. L'ironia!
Tra un po' la professoressa ci prenderà questi fogli. Le scriviamo qualcosa?
Se ne è accorta già da un po'. Lasciamole i nostri saluti.
No, no. Io ho delle cose da dire. L'importante è l'apparenza. Sembra che conti soltanto che ci sia silenzio. Il silenzio corrisponde all'attenzione qui dentro.
Il problema è che non vuol cambiare idea, non cambierà mai. Io ho smesso da tempo di cercar di far cambiare idea a qualcuno.
Abbiamo poco tempo per farlo, dai. Sei contro il potere e non lo sai.
Sono contro il potere ma non lo rifiuto e dico che è necessario. Vorrei essere libero ma delle regole sono necessarie.
Il potere è necessario.. ma a chi? a cosa? Sicuramente non a me e a te. Hai paura. E' una buona forma di protesta la nostra, penso.
Sembra una dittatura, il sistema scolastico.
E' peggio. Almeno in una dittatura tutti i sudditi sono uguali. Qui no. Ci sono anche quelli più bravi, i migliori.
Già, 'sti stronzi..
Non ci possiamo vendere. Per niente. Mai. Io e te no. Gli altri s'annoiano, ascoltano a tratti. Guarda.
Molti di questi si sono già venduti. La odio. si. (Ci fissava)
Mi viene da ridere, guardiamola. Se penso non può dirmi niente, vero? Rido nel pensiero allora. E' curiosa da morire. E ha il potere.
Può dire che non stiamo attenti, che non seguiamo queste cose tanto noiose. Il potere? Ma chi? No.
Ok, ok. Calma. Ora viene qui a strapparmi..
Urla. "Ma cosa stai facendo? Basta! Tripi stai scrivendo da mezzora! Ma cosa scrivi? Non ti interessa quello che stiamo dicendo? Basta! Basta! (era rossa in viso e si muoveva. io la guardavo con i soliti occhiali buffi e rimanevo più che seria) E' da un anno che non segui! Perchè scrivi? ("mi sembrava importante", le ho detto) Basta! Basta! (vedevo gli occhi dei miei compagni che ora mi fissavano ora mi davano le spalle. nessuno rideva) Sara, continua tu a leggere!" (io ho continuato a scrivere, invece)
Questa è la reazione. Calma Cetty, calma. Sei calma, no? Fai bene a crederci.
Sì. E' una rivoluzione? Mi vien da ridere. Perchè dev'essere una lotta continua? Basta dai. Non ha vinto lei. Ho vinto io, abbiamo vinto noi. Continuo a non seguire. E parla di libertà poi. Aspè.
Non capirà mai perchè non segui. E non lo accetterà, soprattutto.
Mi dai le tue parole? Voglio metterle insieme alle mie. E' questa la nostra libertà.
Queste? Sì, certo. Sono bravi tutti a parlare di libertà.
Non voglio smettere.
Sono d'accordo, neanche io.
Deve finire così? sì. Gabriele mi ha mandato dei baci e ha riso.
Ah! Dino ha una faccia proprio grande con quei capelli corti. Non so cosa mi resterà di questi anni. Avrò imparato qualcosa ma non avrò migliorato di certo la mia cultura (scolastica).
(Io ho solo sorriso guardando in avanti. Ah, ho abbassato gli occhi per scrivere)
banalità, rabbia, stanchezza
Il francese ci è sempre piaciuto. Ora di francese.
"Dovete fare silenzio! Non è possibile fare lezioni in questa classe, insomma!"
Se non possiamo parlare con la bocca, ci scriviamo. Tutto qui.
Perchè veniamo a scuola?
Mio padre lo vuole, io gli voglio bene. Lavora quasi soltanto per questo. Vorrei stare a casa, con della musica. Vorrei passare le giornate a leggere e ad impare qualcosa che sia arte, politica, storia. Vorrei sentire raccontare delle storie. Vorrei stare su un materasso che è per terra. Potrei uscire anche solo una volta al mese per andare alla bottega sotto casa per comprare del cibo. Mi fa male la mano ma voglio scrivere. Aspetta, mi riposo un po' (lui mi ha sorriso). Vorrei scrivere di musica ma non c'è tempo, lo sai. Potresti venirmi a trovare ogni tanto. Ti offrirei una Rossana. Stronza (pensavo), io e lui possiamo parlare lo stesso. Secondo me dovresti rispondermi. Sono brutti i fogli bianchi.
Con certa gente è meglio non intraprendere una relazione. Poi diventi come loro.
No, sono loro a diventare come te. E tu non prestare troppo attenzione a ciò che dici e scrivi e a come lo fai. Dici delle belle cose solo quando non lo sai. Ci stai pensando? smettila.
Pensare mi piace. Mi piace Schopenhauer, dovrebbero studiarlo tutti. Certa gente non scoprirà mai nulla.
No, sarebbe un'imposizione. Lascia che lo scoprano da soli. Forse qualcuno lo farà, domani. E ti preoccupi per loro? Io ne rido. Tra un po' saremo d'accordo. Ah, ti voglio bene.
Io non mi preoccupo, mi dispiace e basta. Siamo tutti ignoranti.
Bisognrebbe metter da parte la politica, il calcio, la storia. Sono cose che vanno via. Restano solo le cose belle, originali, geniali. Socrate era un simpaticone e tu non lo sai.
Era un genio. L'ironia!
Tra un po' la professoressa ci prenderà questi fogli. Le scriviamo qualcosa?
Se ne è accorta già da un po'. Lasciamole i nostri saluti.
No, no. Io ho delle cose da dire. L'importante è l'apparenza. Sembra che conti soltanto che ci sia silenzio. Il silenzio corrisponde all'attenzione qui dentro.
Il problema è che non vuol cambiare idea, non cambierà mai. Io ho smesso da tempo di cercar di far cambiare idea a qualcuno.
Abbiamo poco tempo per farlo, dai. Sei contro il potere e non lo sai.
Sono contro il potere ma non lo rifiuto e dico che è necessario. Vorrei essere libero ma delle regole sono necessarie.
Il potere è necessario.. ma a chi? a cosa? Sicuramente non a me e a te. Hai paura. E' una buona forma di protesta la nostra, penso.
Sembra una dittatura, il sistema scolastico.
E' peggio. Almeno in una dittatura tutti i sudditi sono uguali. Qui no. Ci sono anche quelli più bravi, i migliori.
Già, 'sti stronzi..
Non ci possiamo vendere. Per niente. Mai. Io e te no. Gli altri s'annoiano, ascoltano a tratti. Guarda.
Molti di questi si sono già venduti. La odio. si. (Ci fissava)
Mi viene da ridere, guardiamola. Se penso non può dirmi niente, vero? Rido nel pensiero allora. E' curiosa da morire. E ha il potere.
Può dire che non stiamo attenti, che non seguiamo queste cose tanto noiose. Il potere? Ma chi? No.
Ok, ok. Calma. Ora viene qui a strapparmi..
Urla. "Ma cosa stai facendo? Basta! Tripi stai scrivendo da mezzora! Ma cosa scrivi? Non ti interessa quello che stiamo dicendo? Basta! Basta! (era rossa in viso e si muoveva. io la guardavo con i soliti occhiali buffi e rimanevo più che seria) E' da un anno che non segui! Perchè scrivi? ("mi sembrava importante", le ho detto) Basta! Basta! (vedevo gli occhi dei miei compagni che ora mi fissavano ora mi davano le spalle. nessuno rideva) Sara, continua tu a leggere!" (io ho continuato a scrivere, invece)
Questa è la reazione. Calma Cetty, calma. Sei calma, no? Fai bene a crederci.
Sì. E' una rivoluzione? Mi vien da ridere. Perchè dev'essere una lotta continua? Basta dai. Non ha vinto lei. Ho vinto io, abbiamo vinto noi. Continuo a non seguire. E parla di libertà poi. Aspè.
Non capirà mai perchè non segui. E non lo accetterà, soprattutto.
Mi dai le tue parole? Voglio metterle insieme alle mie. E' questa la nostra libertà.
Queste? Sì, certo. Sono bravi tutti a parlare di libertà.
Non voglio smettere.
Sono d'accordo, neanche io.
Deve finire così? sì. Gabriele mi ha mandato dei baci e ha riso.
Ah! Dino ha una faccia proprio grande con quei capelli corti. Non so cosa mi resterà di questi anni. Avrò imparato qualcosa ma non avrò migliorato di certo la mia cultura (scolastica).
(Io ho solo sorriso guardando in avanti. Ah, ho abbassato gli occhi per scrivere)
banalità, rabbia, stanchezza
venerdì 3 dicembre 2010
L'estremismo si vede dagli occhi?
Ci sentiamo parte di qualcosa che qui non esiste. Credevamo di fare la rivoluzione ed eravamo morti e vuoti; non di idee, ma di forza.
Siamo parte di qualcosa che non ci appartiene. Quello a cui apparteniamo non è nostro.
"Possiamo fare soltanto 50 assenze", mi dite. Diritto di manifestare venduto ad una legge. Me ne vergogno.
La rivoluzione del tempo libero.
Non sappiamo far nulla di meglio.
Scioperi indetti dall'alto e dunque giustificati. Sorrisi che non hanno niente di vero e non lo sanno. Quando si apre la bocca si sente solo il cattivo alito.
(In foto, Graziano)
Per manifestare si coprono questi studenti. Viso nascosto, labbra che si muovono, mani che non possono rimanere al posto sbagliato. Sono rabbiosi e hanno gli occhi scoperti. Ci siamo capiti, io e loro. Per gli altri sembra già tardi. Vorrei tanto essere lì (senza saper bene dove).
Siamo parte di qualcosa che non ci appartiene. Quello a cui apparteniamo non è nostro.
"Possiamo fare soltanto 50 assenze", mi dite. Diritto di manifestare venduto ad una legge. Me ne vergogno.
La rivoluzione del tempo libero.
Non sappiamo far nulla di meglio.
Scioperi indetti dall'alto e dunque giustificati. Sorrisi che non hanno niente di vero e non lo sanno. Quando si apre la bocca si sente solo il cattivo alito.
(In foto, Graziano)
Per manifestare si coprono questi studenti. Viso nascosto, labbra che si muovono, mani che non possono rimanere al posto sbagliato. Sono rabbiosi e hanno gli occhi scoperti. Ci siamo capiti, io e loro. Per gli altri sembra già tardi. Vorrei tanto essere lì (senza saper bene dove).
mercoledì 1 dicembre 2010
niente di te
E' tristezza. Passeggia di corsa e ci afferra le mani. Ci credo alle stupidaggini.
Morire felicemente, pensavo. Non ho paura e ho sempre amato il vuoto.
Tutti gli avvenimenti e gli oggetti perdono forza. La solitudine cammina più in fretta della tristezza. Ai momenti perfetti non ci credo da tempo. Alle emozioni sì. Insegnano che se qualcosa è importante possiamo essere banali.

(In foto, Giada)
Non potremmo far altro che essere amici ed ubriacarci insieme.
La moda del lento può solo tornare. E' bene.
Come se non ci fossimo mai incontrati.
Non so vivere una sola vita, imparalo.
Morire felicemente, pensavo. Non ho paura e ho sempre amato il vuoto.
Tutti gli avvenimenti e gli oggetti perdono forza. La solitudine cammina più in fretta della tristezza. Ai momenti perfetti non ci credo da tempo. Alle emozioni sì. Insegnano che se qualcosa è importante possiamo essere banali.

(In foto, Giada)
Non potremmo far altro che essere amici ed ubriacarci insieme.
La moda del lento può solo tornare. E' bene.
Come se non ci fossimo mai incontrati.
Non so vivere una sola vita, imparalo.
domenica 14 novembre 2010
martedì 2 novembre 2010
non so far altro che guardare
Mi piace pensare che la gente onesta sia viva.
La passione per la politica non è interesse.
Bisognerebbe odiare il progresso e vivere in campagna.
Contano le idee, non i fatti. Quelli si dimenticano.
La musica resta.

(In foto, Totò)
Che poi io non so parlare ma questo non è mai importante.
Mi basta guardare cose tanto squallide per ripensare alla bellezza.
"La festa dei morti", dite. Immagino questi tipi che scoperchiano le bare, escono e ballano sulle loro tombe. Saltellano scalzi che tanto loro non sentono freddo.
E, a dir il vero, non so quanto sia terribile pensare a questa danza se voi oggi mangiate i dolci.
La passione per la politica non è interesse.
Bisognerebbe odiare il progresso e vivere in campagna.
Contano le idee, non i fatti. Quelli si dimenticano.
La musica resta.

(In foto, Totò)
Che poi io non so parlare ma questo non è mai importante.
Mi basta guardare cose tanto squallide per ripensare alla bellezza.
"La festa dei morti", dite. Immagino questi tipi che scoperchiano le bare, escono e ballano sulle loro tombe. Saltellano scalzi che tanto loro non sentono freddo.
E, a dir il vero, non so quanto sia terribile pensare a questa danza se voi oggi mangiate i dolci.
mercoledì 29 settembre 2010
"il non essere non è e non può essere"
diventavo piccolissima e non potevo fare quello che avevo sempre voluto.
mi tappavano la bocca e mi coprivano gli occhi e, pian piano, divenivo sorda.
scomparivo. non vi vedevo e non mi vedevate .
bello lasciarle a metà.
so non vivere di pregiudizi dunque ogni tanto muoio o mi addormento.
mi tappavano la bocca e mi coprivano gli occhi e, pian piano, divenivo sorda.
scomparivo. non vi vedevo e non mi vedevate .
bello lasciarle a metà.
so non vivere di pregiudizi dunque ogni tanto muoio o mi addormento.
sabato 28 agosto 2010
da lontano raccontavo
S'ingozzava e singhiozzava.
Camminava avanti e poi tornava indietro e non sapeva più fermarsi.
Scansava la gente e accarezzava i cani e contemplava le mosche.
La paura era finita. Sapeva come sarebbero andate le cose adesso. Forbici e lametta in bagno. Guardava la sua immagine riflessa allo specchio ancora bagnato: essì..era davvero magnifica. Bella. D'una bellezza inutile e senza potere. Non le restava altra scelta.
John la stava cercando e, probabilmente trovandola, l'avrebbe uccisa.
Forse poteva ancora fuggire e cambiare la vita. Prese le forbici e così tagliò i suoi lisci capelli. Piangeva e rideva. Disperata passò la lametta sulle sue sopracciglia.
Urla ora. E' ancora splendida.
Occhi verdi e labbra disegnate. Muove i suoi fianchi davanti allo specchio.
Oh, che bel sorriso.
Non sa più fermarsi. Si spoglia e continua a ballare.
John ha lasciato lì i barattoli di vernice blu e lei decide di gettarli sul corpo.
Alza il volume della radio e salta. Salta sempre più in alto.
Bussano alla porta. Si siede e piange. Aspetta. Gioca con il colore. Pensa che avrebbe dovuto scoprirne la bellezza molto tempo prima.
Ma è tardi, si sa. E' triste saper di dover morire.

Ne sono passati di anni da quel giorno e scopro solo adesso che lui aveva già capito ogni cosa.
Gli umani non sono umani.
Camminava avanti e poi tornava indietro e non sapeva più fermarsi.
Scansava la gente e accarezzava i cani e contemplava le mosche.
La paura era finita. Sapeva come sarebbero andate le cose adesso. Forbici e lametta in bagno. Guardava la sua immagine riflessa allo specchio ancora bagnato: essì..era davvero magnifica. Bella. D'una bellezza inutile e senza potere. Non le restava altra scelta.
John la stava cercando e, probabilmente trovandola, l'avrebbe uccisa.
Forse poteva ancora fuggire e cambiare la vita. Prese le forbici e così tagliò i suoi lisci capelli. Piangeva e rideva. Disperata passò la lametta sulle sue sopracciglia.
Urla ora. E' ancora splendida.
Occhi verdi e labbra disegnate. Muove i suoi fianchi davanti allo specchio.
Oh, che bel sorriso.
Non sa più fermarsi. Si spoglia e continua a ballare.
John ha lasciato lì i barattoli di vernice blu e lei decide di gettarli sul corpo.
Alza il volume della radio e salta. Salta sempre più in alto.
Bussano alla porta. Si siede e piange. Aspetta. Gioca con il colore. Pensa che avrebbe dovuto scoprirne la bellezza molto tempo prima.
Ma è tardi, si sa. E' triste saper di dover morire.

Ne sono passati di anni da quel giorno e scopro solo adesso che lui aveva già capito ogni cosa.
Gli umani non sono umani.
giovedì 12 agosto 2010
"Noia e Rivoluzione" (sì, anch'io)
Ci è rimasto il meglio del '68. La musica, la poesia, le idee..
Probabilmente, vivendo in quegli anni, saremmo stati tra i ribellicomunisti-antiborghesi. Chi si ricorda di chi ha detto qualcosa di nuovo. Ci si ricorda di pochi e poi di quelle masse che non ragionavano. Senza di loro quesi pochi sarebbero dimenticati.
Ci è rimasto l'essenziale e dobbiamo farne qualcosa.
Dobbiamo fare qualcosa.
Dirlo a te non servirebbe, tu non capisci. Tu sei stupido.
Troppo poco importante anche per dedicarti queste parole.
So che i vostri sogni non sono uguali ai miei.
Io devo alzarmi da questo letto e fare qualcosa.
Manca solo una notte alla mia partenza. Ho ancora molto tempo.
Probabilmente, vivendo in quegli anni, saremmo stati tra i ribellicomunisti-antiborghesi. Chi si ricorda di chi ha detto qualcosa di nuovo. Ci si ricorda di pochi e poi di quelle masse che non ragionavano. Senza di loro quesi pochi sarebbero dimenticati.
Ci è rimasto l'essenziale e dobbiamo farne qualcosa.
Dobbiamo fare qualcosa.
Dirlo a te non servirebbe, tu non capisci. Tu sei stupido.
Troppo poco importante anche per dedicarti queste parole.
So che i vostri sogni non sono uguali ai miei.
Io devo alzarmi da questo letto e fare qualcosa.
Manca solo una notte alla mia partenza. Ho ancora molto tempo.
venerdì 30 luglio 2010
latte
Mi accorgo di quanto il mio tempo sia vuoto quando è tardi e torno a casa, è presto e mio prepara il caffè prima di andare a lavoro.
E' giorno e di giorno non so dormire.
E' giorno e di giorno non so dormire.
martedì 27 luglio 2010
che poi qui è tuo
mercoledì 21 luglio 2010
visti
"e poi la moda passerà.
Cognac e posacenere. Voilà, un'altra libertà.."
poi niente.
mi sono alzata, ho lavato le mani e mi sono riseduta.
ho capito solo a quel punto che tornare faceva parte del gioco.
conta soltanto capire quali cose c'importano e quali no.
se vogliamo seguirle o lasciarle sfuggire o lasciarle aspettare, è una scelta secondaria e di poco conto.
non voler conoscere la nostra felicità per rancore, timore o paura del ritorno.
sapere che è possibile essere felici e non esserlo.
Cognac e posacenere. Voilà, un'altra libertà.."
poi niente.
mi sono alzata, ho lavato le mani e mi sono riseduta.
ho capito solo a quel punto che tornare faceva parte del gioco.
conta soltanto capire quali cose c'importano e quali no.
se vogliamo seguirle o lasciarle sfuggire o lasciarle aspettare, è una scelta secondaria e di poco conto.
non voler conoscere la nostra felicità per rancore, timore o paura del ritorno.
sapere che è possibile essere felici e non esserlo.
lunedì 19 luglio 2010
Pour ne pas oublier basta un'agenda rossa
Solo 18 anni fa morivi. Il tempo è servito a costruire l'immagine dell'uomo-eroe.I siciliani oggi si ricorderanno di te e del tuo coraggio. Dimenticheranno l'impegno concreto e, nelle piazze di Palermo, balleranno presi dall'entusiasmo passeggero, convinti di poter cambiare il mondo.
Oggi Paolo, io starò a casa.
Per me questo è un giorno come tanti.
Nella piazza gremita di gente tutti gridavano il loro No Alla Mafia. E tre sicialini, seduti lì in fondo, al tavolino di un bar, ridevano. Sapevano che domani sarebbero tornati nelle loro comode case, ad aspettare l'anniversario della morte d'un altro vecchio eroe.
E non credo che dopo la quiete debba esserci la tempesta. Ma lo spero, Paolo.
Il mio peggior regalo, probabilmente.
Il miglior modo per ricordarti ogni giorno.
Sorridiamo contenti perchè qualcuno ha fatto il nostro dovere.
domenica 18 luglio 2010
a te cosa piace?
A me piace tutto, tutto quello ciò che si può riassumere in niente.
L'ideale, insomma.
I colori, le curve, i riflessi, i contrasti, i prati, i tramonti, gli apribottiglia e i cacciavite.
E poi, nonostante il mio tanto discusso egoismo, amo infinitamente gli esseri umani.

A me piace vedere e continuare. Guardare.
Mi piacciono le idee. Quelle nuove, quelle vere.
Mi piace poi l'entusiasmo.
Mi piace capire e parlare a tempo perso.
Tra l'altro, mi piace la bellezza.
Mi piace la vita, lo sapete.
(sì, la foto è mia)
L'ideale, insomma.
I colori, le curve, i riflessi, i contrasti, i prati, i tramonti, gli apribottiglia e i cacciavite.
E poi, nonostante il mio tanto discusso egoismo, amo infinitamente gli esseri umani.
A me piace vedere e continuare. Guardare.
Mi piacciono le idee. Quelle nuove, quelle vere.
Mi piace poi l'entusiasmo.
Mi piace capire e parlare a tempo perso.
Tra l'altro, mi piace la bellezza.
Mi piace la vita, lo sapete.
(sì, la foto è mia)
sabato 17 luglio 2010
Pathos e Davide
Stare insieme così, senza pretese.
"Quindi si alzò, mi diede (ovviamente per l'ultima volta) la mano, si voltò e uscì.
Solo dopo un po' mi venne da pensare che (a dispetto del gelido silenzio che mi circondava) la mia avventura non appartevena al genere delle storie tragiche, ma piuttosto a quello delle storie comiche. E ne provai una certa consolazione."
nel momento in cui pensi che non parlerai più con una persona, puntualmente, ti vengono in mente un sacco di cose da dire. E ripensi al silenzio.
Quelli come te potrei odiarli, sai? (certo che lo sai)
Grazie per la voglia di fare.
Perchè non si è perso nulla e nulla è restato.
"Quindi si alzò, mi diede (ovviamente per l'ultima volta) la mano, si voltò e uscì.
Solo dopo un po' mi venne da pensare che (a dispetto del gelido silenzio che mi circondava) la mia avventura non appartevena al genere delle storie tragiche, ma piuttosto a quello delle storie comiche. E ne provai una certa consolazione."
nel momento in cui pensi che non parlerai più con una persona, puntualmente, ti vengono in mente un sacco di cose da dire. E ripensi al silenzio.
Quelli come te potrei odiarli, sai? (certo che lo sai)
Grazie per la voglia di fare.
Perchè non si è perso nulla e nulla è restato.
martedì 13 luglio 2010
Don't you cry, tonight. There's a heaven above you, baby..
domenica 20 giugno 2010
recitavo così:
la domenica non mi è mai piaciuta, tu lo sai.
fingevamo di dormire pur di non preparare la colazione.
la domenica, qui da noi, era la noia.
poi te ne sei andata, così, senza dire niente. sei salita, partita, sparita.
mi hai telefonato con la bocca piena di scuse e parole che parevano vere.
dicevi di volermi bene. io ti odiavo come ti odio ora.
figevi disperazione e sgomento e ti hanno creduta e piangevi, piangevi tanto.
così mi sono dimenticata di te e tu di me.
siamo vicine ora e la voglia di stare insieme è rimasta sul divano, tra le puntate di art attak e le partite alla playstation.
potevi portarti anche quella, visto che c'eri.

che poi lei urla sempre e mi chiama col tuo nome e mi parla come se fossi te.
(In foto, Chiara)
fingevamo di dormire pur di non preparare la colazione.
la domenica, qui da noi, era la noia.
poi te ne sei andata, così, senza dire niente. sei salita, partita, sparita.
mi hai telefonato con la bocca piena di scuse e parole che parevano vere.
dicevi di volermi bene. io ti odiavo come ti odio ora.
figevi disperazione e sgomento e ti hanno creduta e piangevi, piangevi tanto.
così mi sono dimenticata di te e tu di me.
siamo vicine ora e la voglia di stare insieme è rimasta sul divano, tra le puntate di art attak e le partite alla playstation.
potevi portarti anche quella, visto che c'eri.

che poi lei urla sempre e mi chiama col tuo nome e mi parla come se fossi te.
(In foto, Chiara)
venerdì 16 aprile 2010
Estiva, restia.
Passeggiavamo quella sera d'agosto, non si poteva far altro.
Le nostre mani saldamente legate e la bocca che a tratti s'apriva, gli occhi che a tratti si chiudevano.
Il castello alle nostre spalle era pesante, imponente. Il nostro corpo nudo e solamente qualche cespuglio, che rideva di me e te.
Il mio corpo scheletrico, quei fianchi sporgenti e quel seno quasi assente, non facevano altro che riordarmi i motivi per i quali ero lì: bisogno di tristezza e voglia di dolore. A Milano, il parco Sempione , sapeva essere triste anche all'imbrunire, anche in agosto.
Ci guardavamo e vedevamo il bianco, il bianco e il grigio. Il verde degli alberi e l'azzurro dell'acqua erano per noi imprecettibili. Così, per rabbia forse, decidesti di correre.
Dopo qualche metro caddi su quel terreno sabbioso e tu non te ne curasti. Mi trascinavi. Sentivo dolore e facevi il mio bene. Esausto ti fermasti, guardasti le mie ginocchia insanguinate e ci sputasti su. Alzasti gli occhi e vedesti il mio volto. Ero piccola, fragile, indifesa. Consapevole di dover morire forse. Sorridesti. Mi lasciasti lì in mezzo, stesa su un arido terreno, morente.
T'allontanasti piano e non sentii nulla.
Ti sdraiasti sull'acqua di quel piccolo lago che pian piano tornava azzurra. Affondasti così, senza far rumore. Con leggerezza. Ero triste. Quindi felice.
Le nostre mani saldamente legate e la bocca che a tratti s'apriva, gli occhi che a tratti si chiudevano.
Il castello alle nostre spalle era pesante, imponente. Il nostro corpo nudo e solamente qualche cespuglio, che rideva di me e te.
Il mio corpo scheletrico, quei fianchi sporgenti e quel seno quasi assente, non facevano altro che riordarmi i motivi per i quali ero lì: bisogno di tristezza e voglia di dolore. A Milano, il parco Sempione , sapeva essere triste anche all'imbrunire, anche in agosto.
Ci guardavamo e vedevamo il bianco, il bianco e il grigio. Il verde degli alberi e l'azzurro dell'acqua erano per noi imprecettibili. Così, per rabbia forse, decidesti di correre.
Dopo qualche metro caddi su quel terreno sabbioso e tu non te ne curasti. Mi trascinavi. Sentivo dolore e facevi il mio bene. Esausto ti fermasti, guardasti le mie ginocchia insanguinate e ci sputasti su. Alzasti gli occhi e vedesti il mio volto. Ero piccola, fragile, indifesa. Consapevole di dover morire forse. Sorridesti. Mi lasciasti lì in mezzo, stesa su un arido terreno, morente.
T'allontanasti piano e non sentii nulla.
Ti sdraiasti sull'acqua di quel piccolo lago che pian piano tornava azzurra. Affondasti così, senza far rumore. Con leggerezza. Ero triste. Quindi felice.
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